Anche i surfisti piangono

Era il titolo di un fumetto a puntate che sarebbe dovuto uscire su WindNews, storica rivista di WindSurf che ha ospitato, bontà loro, le mie vignette per qualche anno. A casa conservo ancora le tavole originali, in B/N, lettering rigorosamente a mano, vignette storte (disegnate male), un po’ alla ZeroCalcare insomma. Dico questo perché mi “accusano” sempre di copiare ZC, invece quando concepii questa roba penso che ZC fosse ancora un ragazzino che giocava con la PS. Apro un inciso: questa vicinanza presunta a ZC a me fa tantissimo piacere perché lo stimo moltissimo e per certi versi leggere i suoi libri ha sbloccato qualcosa in me, lo confesso. A parte qualche doverosa citazione però, credo di essermi sempre differenziato, o almeno ci ho provato, sempre. Chiudo inciso.

copertina del mio primo libro

Il fumetto “Anche i surfisti piangono” non vide mai la luce, non andai oltre quelle 4 tavole (pari a due puntate) perché non soddisfatto del prodotto. Capii che per fare una storia semi-autobiografica, possibilmente divertente, sul mondo del windsurf della domenica, avrei dovuto lavorare all’idea, pianificarla meglio. E quindi cominciai prendere appunti, che ho accumulato nel tempo.

Poi la collaborazione con WindNews cessò, io passai un lungo periodo di silenzio e questa storia rimase nel cassetto.

Tornato al disegno molti anni dopo con la collaborazione con Tom’s Hardware, a un certo punto mi venne la voglia di fare un fumetto lungo, da pubblicare a puntate, che ripercorresse la storia dei personal computer. Non trovando un idea giusta mi tornò in mente “Anche i surfisti piangono“. Il risultato fu applicare il format di quest’ultimo al fumetto sui personal computer. E nacque “L’evoluzione della specie“. Ecco il perché della sua copertina nel bel mezzo di questo post.

Lo considero, ad oggi, la miglior cosa che ho fatto. Quello che mi dispiace è che ha, in qualche modo, bruciato l’idea iniziale.

E adesso come la racconto la mia vita da surfista?

Hang loose!

Perche’ lo fai?

Il mio amico fumettista Filippo Pieri pubblica sul suo blog lasecondacosa un post dal titolo “perché lo fai?”. Decido di rispondere con un post analogo, perché è bene sfatare certi miti.

Perché dopo 12 ore fuori casa per lavoro, quello vero, non appena ho cinque minuti liberi accendo la mia tavoletta grafica e mi metto a disegnare? Perché nonostante mi alzi prima delle 6 ogni mattina, spesso faccio tardi disegnando fumetti la sera?

La maggior parte delle persone è convinta che io sia ricco e famoso per questa attività e che disegnare mi venga talmente facile da farlo con la mano sinistra, su un piede solo, mentre faccio capriole. Invece:

  1. le poche volte che sono riuscito a ricavare qualcosa dalle mie cose è sempre stato una miseria: considerando le ore che normalmente impiego per realizzare una tavola, direi che, quando è capitato, ho “guadagnato“, in media, meno di 3€ l’ora;
  2. spesso lo faccio gratis perché ormai è tutto a investimento o a visibilità;
  3. non faccio commissioni, odio farlo, se faccio un disegno per qualcuno è perché me lo chiede nel modo giusto, io glielo faccio e basta;
  4. i diritti che ricevo dai miei libri sono al massimo l’8% del prezzo di copertina, a volte meno;
  5. se gli autori sono più di uno la percentuale del punto precedente va divisa per il numero di autori;
  6. qualcuno dirà: sì ma chissà quante copie vendi? Ebbene del mio primo libro avevo 100 copie che l’editore mi aveva concesso al 50%. Ci ho messo due anni per venderne 50 e fare pari, il resto le ho regalate, inviate a riviste per recensioni, inviate a editori per promuovermi;
  7. i diritti che ricavo dai miei libri autoprodotti su amazon è intorno al 10%, ma non c’è promozione per cui vendo pochissimo;
  8. fin’ora sono stato fortunato perché gli editori con cui ho collaborato non mi hanno mai chiesto l’acquisto forzato di copie;
  9. per realizzare una tavola in bianco e nero ci metto, in media, dalle 6 alle 8 ore;
  10. se la tavola è a colori vanno aggiunte 2 ore al punto precedente;
  11. per riuscire a essere produttivo mi sono spostato da tempo sul digitale;
  12. il costo di una workstation decente (semi-professionale, non le cinesate finte) è altissimo, molto più alto di un normale pc/laptop;
  13. per fortuna una vecchia collaborazione mi ha aiutato ad acquisire il punto precedente – altrimenti sarebbero stati cazzi amarissimi;
  14. le cifre dei punti precedenti sono tutte al lordo, sia chiaro;
  15. fare un fumetto non vuol dire solo disegnarlo, va pensato, scritto, ripensato e queste lunghissime ore di gestazione non sono state conteggiate nei punti precedenti.

Se non fosse la passione a spingermi a disegnare, considerato i punti precedenti, direi certamente che sarebbe un’attività in assoluta rimessa, quindi da evitare! Allora perché lo faccio? Perché non ne posso fare a meno, almeno adesso.

Ho cominciato piccolissimo a disegnare fumetti, non andavano ancora a scuola e ho imparato a leggere e scrivere (massacrando i miei genitori) per leggere e fare i fumetti. Ero bravo, nonostante ciò nessuno ha intravisto la stoffa e quindi nessuno mi ha spinto verso questo mondo. La mia professoressa di arte alle medie, per esempio, diceva ai miei genitori che ero facevo schifo perché mi ostinavo a fare le cose a modo mio e non come lei ci insegnava.

Però il mio mondo non erano solo i fumetti. Sono stato un bambino e adolescente che ha fatto una vita sociale molto attiva: amici, sport e tanti stimoli tra cui videogiochi, computer, cinema, etc… Superata l’adolescenza mi sono appassionato alla matematica applicata ai computer, mi sono interessato di algoritmi e di ricerca dopo l’università, lasciando da parte il disegno per circa 20 anni. Ho pure creato una start-up (si direbbe oggi) con altri soci. Poi la delusione e l’insoddisfazione derivante da queste attività professionali mi hanno portato, 15 anni fa, a rimettermi a disegnare, quasi alla ricerca delle mie radici. Da allora alimento, a fasi alterne, questo blog.

Lo faccio perché, deluso dal resto, ho capito che l’unica cosa che mi dà piacere, che alimenta il mio ego, che mi fa sentire importante, è creare, immaginare, dare forma alle idee.

In questi anni ho anche capito che, a meno che tu non abbia qualche marcia in più, che tu non sia un vero fuoriclasse – e io non lo sono – l’unico modo per avere successo – che per me significa guadagnare, per vivere, facendo una cosa che mi piace – è avere le conoscenze giuste. Altrimenti sei condannato a un grigio futuro di impiegato fantozziano. Se non sei un vero genio, non potrai fare il ricercatore se non ti appoggia un professore; se non sei un novello Moebius, non potrai pubblicare il tuo fumetto se non conosci un editore; se non non sei un Brin o un Page, non potrai sfondare con la tua azienda d’informatica se non hai le conoscenze giuste per entrare nel mercato; in generale non potrai fare qualsivoglia attività se non sei nel giro giusto.

Quindi, ormai prossimo al mezzo secolo di vita, dato che mai potrò campare con i miei disegni e che mai troverò soddisfazione dal lavoro che faccio, cerco di fare ciò che mi piace quando posso, più che posso a più non posso.

Hang loose.

p.s. in ogni caso il mio sogno è fare i cartoni animati!

Potature

Il tagliasiepi elettrico è per ragazzi. Gli uomini veri (o i coglioni, dipende dai punti di vista) usano il forbicione per siepi a mano!

A parte gli scherzi è il primo fine settimana, da 9 mesi a questa parte, che posso, finalmente, dedicarmi al mio piccolissimo giardino. Perché Viviane sta per andare in stampa. Perché gli ultimi ritocchi sono stati fatti. Perché la lavorazione del libro è finita.

E’ stata come la gestazione di un figlio: 9 mesi da quel caffè con effepunto(*) a quel tavolino di un bar – “ma perché non facciamo qualche bischerata insieme?” – “io avrei una mezza idea, se vuoi ti mando un breve soggetto…“. Poi un sacco di disegni per trovare la forma giusta dei personaggi (Viviane bionda o mora?), discussioni infinite via whatsapp, altri caffè allo stesso tavolino dello stesso bar, due Lucca comics, un sito web, non so quante pagine social, 15 episodi pubblicati in rete, un editore (Sbam! Libri) e, infine, le 64 tavole del nostro fumetto pronte per sporcare le pagine di un libro.

La soddisfazione è stata tanta. Chissà se con effepunto faremo altro assieme? Dipenderà molto – credo – da come andrà il nostro libro. Mi è piaciuto molto “lavorare” con lui e ritengo che quello che ha scritto per Viviane l’infermiera sia di gran lunga la cosa migliore che abbia fatto sin’ora. Ha uno stile asciutto, secco, gioca sulle parole con battute creative, spiritose e mai banali ed ha un idea molto precisa di cosa vuole ottenere. I testi che ho tradotto in disegni mi hanno fatto ridere davvero molte volte. Un difetto che non ho smesso di rammentargli è l’essere troppo “bonelliano“, troppo rigido. Spesso cambia scena troppo rapidamente. Io ho una visione meno fumettistica – “ciò che accade tra due vignette lo deve immaginare il lettore” mi dice ogni volta effepunto – e più “cinematografica” (figlia della mia passione per l’animazione) per la quale mi piace le sequenze dettagliate, fatte di tante vignette anche simili tra loro. Di  quelle 64 tavole ne avrei fatte almeno il doppio, penso! Ho cercato in tutti i modi di rompere la regola delle 2 tavole a episodio, per raccontare meglio, secondo il mio punto di vista naturalmente, l’ultimo strepitoso atto di Vivivane l’infermiera. Ma non c’è stato verso! Effepunto è stato irremovibile e mi son dovuto arrangiare! Però sono riuscito a convincerlo a usare un formato alla francese, con tavole più ampie, con un numero maggiore di vignette e maggiore libertà nella composizione. Una vittoria!

Abbiamo certamente una stima reciproca – se Filippo non apprezzasse i miei disegni non mi avrebbe proposto né di disegnare Viviane, né tanto meno di diventarne co-autore a tutti gli effetti e io non avrei pronunciato la prima frase davanti a quel caffè – ma anche idee diverse. Ebbene Viviane è il frutto di un compromesso, fatto di un onesto confronto, mai scaduto in litigate o prese di posizione nette (a parte il numero di tavole dell’ultimo episodio!). Ed è stato, devo dire, un gran bel lavorare.

Insomma, se non si fosse capito, questo post è un malcelato ringraziamento a Filippo effepunto Pieri per quest’avventura. Che sia la fine o l’inizio di un sodalizio non importa. Quel che importa è che ci siamo divertiti – condizione sine qua non che ho imposto per il progetto – e che sia nata una nuova, fumettosa, amicizia.

Hang loose.

(*) mi ostino a chiamare Filippo Pieri col nome d’arte, anche se non vuole! 🙂

Foglio bianco

Eccola… l’ultima tavola. L’ultima di Viviane l’infermiera. Affronto di nuovo il panico da foglio bianco – anche se questo è già squadrato. Ogni volta che devo disegnare una tavola non ho mai idea di come verrà. Studio le prospettive, le pose, i primi piani. Cerco di farmi un idea schizzando forme informi nei vari frame. E ogni volta penso che sarà la tavola più schifosa fatta fin’ora. Poi passo al secondo schizzo, quello più dettagliato e piano piano la tavola prende forma. E’ solo dopo aver cominciato a inchiostrare che penso: “però, proprio schifo non fa, magari è pure meglio della precedente”.

Ciò avviene per ogni fottutissima tavola. Quando inizio un fumetto è ancora più tragico. Sono convinto che non arriverò mai alla fine, che butterò tutto prima, che sarà una schifezza. Poi, piano piano, vignetta per vignetta, tavola per tavola, il progetto prende forma e, lentamente, arriva alla tanto agognata ultima tavola.

Ecco, ci siamo, Viviane sta per finire, o per cominciare, dipende dai punti di vista. Dopo questa tavola, la più difficile di tutte, correggeremo, limeremo, aggiusteremo, ma piccole cose. Il grosso è stato fatto ed è stata un’avventura fantastica!

Hang loose.

Ricomincio dall’infermeria

Sono stato in silenzio per un sacco di giorni nel’attesa della notizia del “nostro” nuovo libro Viviane l’infermiera, realizzato con il mio “socio” Filippo Pieri. Lo sapevamo da un pezzo che sarebbe uscito con Sbam Libri, ma abbiamo aspettato l’annuncio ufficiale della casa editrice prima di farne parola pubblicamente. Adesso che ci siamo finalmente tolti questo peso, posso finalmente ricominciare a scrivere cose su questo blog di auto-analisi – perché sì, questo spazio mi serve per sfogare gioie e dolori di un giovane (si fa per dire) fumettista.

Ricomincio dall’infermeria perché dopo la battuta d’arresto della scorsa estate ho avuto un lungo stop. Tutto si è sbloccato una mattina, a un tavolino di un bar, mentre prendevo un caffé con l’amico Filippo che mi ha proposto quest’idea. Idea che ho abbracciato subito perché la trovavo e continuo a trovarla, geniale. Quindi non posso che ringraziarlo per aver riacceso in me l’entusiasmo dopo un periodo nero (fumettisticamente parlando, s’intende). E devo ringraziarlo perché ha condiviso tutto al 100%, anzi al 50% dovrei dire. L’idea ha preso vita, con studi di personaggi, creazione di nuovi, idee, confronti, blog, pagine social, video, interviste. Abbiamo fatto un gran lavoro in questi 6 mesi che ci ha portato a trovare un editore che ci ha accolto.

Che dire?

  • Sono orgoglioso di pubblicare con Sbam!, rivista che seguo da tempo e mai avrei pensato di lavorarci assieme;
  • il libro non è mio al 100% come gli altri da me pubblicati e auto-pubblicati, ma questo non mi pesa perché c’è molta armonia e corrispondenza di vedute con Filippo che è riuscito a rendere, con i miei contributi grafici e non, quest’opera anche mia;
  • il libro è quasi finito, manca veramente poco;
  • gli ultimi 14 episodi inediti che saranno nel libro oltre ai 15 già usciti sul web sono i migliori;
  • è stato ed è faticosissimo, ma divertente.

Spero che questa notizia e il traino mediatico di Sbam! possa contribuire a far conoscere il nostro lavoro. Ormai i blog non li cerca più nessuno, tutto il traffico internet si è spostato su youtube – e purtroppo fare video è faticoso e richiede tempo, che non abbiamo – e sui social, facebook in particolare dove sembra che venga fatto di tutto per nascondere i “non paganti” come noi. Per assurdo riceviamo più riscontri dall’estero – al netto degli evidenti profili fake che ogni tanto si fanno avanti – che in Italia.

Ho vissuto un esperienza strana col mio primo libro “L’evoluzione della specie“. Tutte le persone con cui sono in contatto che l’hanno letto hanno avuto reazioni positive. Anche gente “del mestiere”, anche gente che “ha un nome” (che qui non farò per evidenti motivi). Eppure il libro ha avuto pochissima eco in rete. Periscopio Edizioni, a cui voglio un gran bene perché mi ha dato fiducia tanti anni fa, non ha la forza mediatica di editori più titolati. Senza promozione finisci nel limbo della rete e vieni lentamente dimenticato.

Quindi ci spero tanto, spero che la Viviane possa essere un piccolo volano per farmi/farci conoscere, perché anche Filippo ha fatto un sacco di cose belle e divertenti. Perché al di là del guadagno, che non c’è – dovrei vendere un numero esageratamente grande di copie per poter considerare quest’attività remunerativa, al netto del tempo e degli investimenti fatti – noi artisti (perdonate la presunzione per un attimo) viviamo anche delle reazioni dei lettori. Anche un “like” o una “condivisione” ci aiuta a non demoralizzarci e andare avanti cercando di fare il meglio che possiamo.

E speriamo, un giorno, di vederci a qualche fiera così che possiamo firmarvi la vostra copia di Viviane l’infermiera!

Han loose.