Appuntamento al buio

Per la prima volta, da quando ho cominciato a disegnare vignette e fumetti, sto realizzando una storia lunga – prevedo circa 100 pagine – da pubblicare una volta finita.

Ho sempre realizzato cose a puntate e, anche lavorando con un certo anticipo (dalle 6 alle 8 puntate in media), ho sempre avuto un feedback dei lettori in corso d’opera che mi ha sempre aiutato. Stavolta è diverso: voglio terminare tutto e far uscire il fumetto senza alcuna anteprima, a parte qualche pezzetto o sketch in qua e in là che non può dare minimamente l’idea di cosa si tratta.

Da una parte è rilassante perché non hai l’incubo della dead line, puoi andare avanti tranquillo e, per assurdo, in maniera più veloce – sono circa a 1/3 dell’opera. Dall’altra è inquietante perché non hai la più pallida idea se l’hai azzeccata e rimandi tutto al giudizio finale.

Hang loose.

Versioni economiche

Non sono certo la persona più indicata per parlare di editoria, però mi sono convinto di una cosa: nel mondo che cambia non solo le regole del copyright sono obsolete tanto quanto l’atteggiamento degli editori. Non potendo più contare sui numeri di vendita di un tempo sarebbe anche ora di rivedere il sistema: distribuzione e margine dell’editore troppo alto, di conseguenza margine dell’autore ridicolo che, su numeri bassi è quasi offensivo.

Forse è per questo che tanta gente, me compreso, si è rivola all’autoproduzione. Amazon KDP è un grande strumento, efficiente e facile da usare, non prevede alcun investimento in denaro e non devi firmare accordi vincolanti di nessun tipo.

Il costo della stampa però è alto come pure il margine di Amazon. Nonostante ciò quello che resta all’autore è maggiore rispetto al margine concesso dagli editori ordinari.

Il mio ultimo libro: “Trilogia della scimmia” è un volumetto, autoprodotto su Amazon KDP, di 90 pagine circa, tutte a colori. La stampa a colori è cara, molto cara. Pesa oltre il 50% sul prezzo di copertina di 14€, sul restante Amazon ci fa il suo bel guadagno. Ecco perché sono stato costretto a stare alto sul prezzo che, onestamente, non vale il volumetto. A quella cifra si trovano fumetti con copertina rigida con ben altra qualità di stampa.

Il faut faire avec“, tant’è. La stampa in bianco e nero (o meglio toni di grigio) invece è molto più abbordabile e quindi mi è venuta un’idea malsana: perché non farne una versione “economica”? Nessun lettore si sogna di cacciar fuori 14€ per uno sconosciuto come me. Manco io lo farei per la semplice curiosità di vedere com’è fatto il fumetto perché magari mi colpisce la copertina o il preview. Ma se il costo si abbassa a 5€ allora diventa ragionevole no?

Ecco quindi nascere “Trilogia della scimmia” versione economica in bianco e nero. Copertina altrettanto minimalista direi. Un esperimento. Vediamo come va.

Il costo è pari alla versione kindle, che però resta a colori. E’ il solito volumetto di 90 pagine circa, copertina colorata e interno bianco/nero/grigio. Non ho optato per una versione completamente in bianco e nero non tanto per il lavoro (enorme) di conversione, quanto perché il fumetto nasce a colori e togliere il colore per un puro bianco e nero non avrebbe funzionato. Dai test che ho fatto il risultato è decisamente migliore in toni di grigio che, tutto sommato, rendono abbastanza bene l’idea iniziale che prevede il colore come elemento essenziale.

Link a tutti i miei libri su Amazon: https://goo.gl/Pf7AdU

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Piccoli fumetti crescono

Ridendo e scherzando ho realizzato quasi il 20% del mio nuovo fumetto, tutto mio. Almeno rispetto alla previsione di pagine che mi ero prefissato.

Non voglio svelare il titolo né tanto meno alcune tavole, per adesso. Dato che avevo già postato una porzione di tavola in “Miller style” qualche settimana fa, ribadisco con questo altro pezzetto che non porta nulla di nuovo.

Perché tutto questo mistero? Perché vorrei, per una volta, presentare un “prodotto finito”. Non so ancora se lo metterò sul web in forma di webcomic, se lo proporrò a un editore oppure se lo auto-produrrò come gli ultimi. Vedremo. Dipende da come esce fuori.

Perché, come al solito, vado a caso. Non ce la faccio proprio a scrivere una sceneggiatura dettagliata, né uno storyboard. Vado a braccio improvvisando vignetta per vignetta su una traccia più o meno raffazzonata. Ecco perché ho sempre accolto con sollievo le collaborazioni con sceneggiatori. Perché posso concentrarmi solo sul disegno. Che poi mica è vero: il mio socio Filippo Pieri (“Viviane l’infermiera” e “The Flippies“) e il mio nuovo misterioso socio “Z” (progetto “Z” e progetto “BB”) sanno bene che cambio e stravolgo le vignette, talvolta i dialoghi e le impostazioni delle tavole. Per fortuna entrambi hanno sempre accettato le mie improvvisazioni.

La cosa che mi consola è che nonostante le bastonate degli ultimi tempi – sì, confesso, purtroppo “Viviane l’infermiera” non va come speravamo, “The Flippies” è un po’ fermo per colpa mia e neppure le vendite delle mie auto-produzioni sono incoraggianti – quando trovo qualcosa di divertente (per me) da realizzare, ci trovo ancora gusto e procedo spedito. Persino una tavola la giorno (il formato è un po’ più semplice del mio solito e in bianco e nero).

Quindi, a meno che il fantomatico progetto “Z” non prenda vita all’improvviso (cosa che mi auguro), direi che in altri 4 mesi il mio nuovo fumetto, solo mio, sarà finito. The Flippies li ho messi un po’ in naftalina, per adesso e il progetto “BB” è lontano da essere impegnativo a livello operativo. E’ solo una grandiosa, magnifica e dannatamente complessa idea 😉

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Autoreferenzialita’

Capita in questi giorni di parlare con un nuovo amico del mondo del fumetto. Amico col quale potrebbe nascere qualcosa di interessante, o forse no.

Discutevamo di fiere. Io andavo, molti anni fa, a Lucca Comics, quando ancora si faceva in un palazzetto dello sport. Da quando mi sono dedicato alla produzione di fumetti con più passione ho ripreso a frequentarla pochi anni fa.

Mi ha fatto notare, senza tanti giri di parole, che le fiere del fumetto sono autoreferenziali: autori che comprano fumetti di altri autori e quindi inutili. Io non so se sia vero ma mi ha fatto pensare.

Devo dire che, effettivamente, dopo la prima visita a Lucca Comics nel 2013 o 2014 che mi lasciò pieno di entusiasmo, ogni anno torno sempre più deluso. Ed ogni anno mi riprometto che sarà l’ultimo: “tanto che ci vado a fare?”, mi dico. Caos, non vedi niente e, soprattutto, non riesci mai a parlare con nessuno per proporti perché tutti sempre troppo indaffarati.

Persino il tanto agognato banchino firmacopie, sognato e inseguito a lungo, è diventato meno importante nel mio immaginario, anzi direi quasi insignificante. Una inutile rottura di balle.

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Nome in codice: progetto zeta

Progetto top-secret. Con un nuovo socio, anche lui top-secret. Nome in codice: “Progetto Zeta“.

Una bella sfida, ci abbiamo lavorato per settimane. Non sappiamo se andrà a buon fine. Non sappiamo se vedrete mai ciò che abbiamo prodotto. Ci siamo divertiti a immaginarlo, a plasmarlo, a farlo. Socio Zeta per quanto riguarda la storia e i personaggi, io per la parte grafica.

Mi auguro davvero possa smuovere questo 2019 che nasce da un 2018 fiacco, in discesa, senza slanci. Un 2018 che sembrava solido come una montagna e invece si è rivelato moscio come un budino.

Un nuovo progetto, una nuova collaborazione, una nuova veste grafica, una nuova ambientazione, forse lontana dalle mie solite cose. Ma a me piacciono le sfide e piace misurarmi fuori dalla mia comfort zone.

Adesso un po’ di pausa: dal blog, dai (maledetti) social e anche dai fumetti se Progetto Zeta non si dovesse concretizzare.

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