Autoreferenzialita’

Capita in questi giorni di parlare con un nuovo amico del mondo del fumetto. Amico col quale potrebbe nascere qualcosa di interessante, o forse no.

Discutevamo di fiere. Io andavo, molti anni fa, a Lucca Comics, quando ancora si faceva in un palazzetto dello sport. Da quando mi sono dedicato alla produzione di fumetti con più passione ho ripreso a frequentarla pochi anni fa.

Mi ha fatto notare, senza tanti giri di parole, che le fiere del fumetto sono autoreferenziali: autori che comprano fumetti di altri autori e quindi inutili. Io non so se sia vero ma mi ha fatto pensare.

Devo dire che, effettivamente, dopo la prima visita a Lucca Comics nel 2013 o 2014 che mi lasciò pieno di entusiasmo, ogni anno torno sempre più deluso. Ed ogni anno mi riprometto che sarà l’ultimo: “tanto che ci vado a fare?”, mi dico. Caos, non vedi niente e, soprattutto, non riesci mai a parlare con nessuno per proporti perché tutti sempre troppo indaffarati.

Persino il tanto agognato banchino firmacopie, sognato e inseguito a lungo, è diventato meno importante nel mio immaginario, anzi direi quasi insignificante. Una inutile rottura di balle.

Hang loose

Nome in codice: progetto zeta

Progetto top-secret. Con un nuovo socio, anche lui top-secret. Nome in codice: “Progetto Zeta“.

Una bella sfida, ci abbiamo lavorato per settimane. Non sappiamo se andrà a buon fine. Non sappiamo se vedrete mai ciò che abbiamo prodotto. Ci siamo divertiti a immaginarlo, a plasmarlo, a farlo. Socio Zeta per quanto riguarda la storia e i personaggi, io per la parte grafica.

Mi auguro davvero possa smuovere questo 2019 che nasce da un 2018 fiacco, in discesa, senza slanci. Un 2018 che sembrava solido come una montagna e invece si è rivelato moscio come un budino.

Un nuovo progetto, una nuova collaborazione, una nuova veste grafica, una nuova ambientazione, forse lontana dalle mie solite cose. Ma a me piacciono le sfide e piace misurarmi fuori dalla mia comfort zone.

Adesso un po’ di pausa: dal blog, dai (maledetti) social e anche dai fumetti se Progetto Zeta non si dovesse concretizzare.

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Cryx Network

Da qualche giorno il mio blog è diventato un piccolo “network” e consta di 3 blog:

L’occasione la sopraggiunta scadenza del dominio di Viviane l’infermiera www.vivianethenurse.com, acquistato un anno fa per lanciare il nuovo fumetto pubblicato poi nell’estate 2018. Col mio socio Filippo abbiamo deciso di chiudere il dominio di Viviane perché, di fatto, ha esaurito il suo compito, dato che non sappiamo se il libro avrà un seguito (lo scopriremo solo tra un po’, quando tireremo le somme con Sbam! libri).

Siccome non butto via niente (deformazione professionale informatica, dato che mi occupo di storage e conservazione digitale) ho deciso di trasformare il mio blog in un network di blog dove il mio è il principale. Di fatto sono 3 blog indipendenti, ciascuno col suo stile e contenuto e il numero di blog/siti può potenzialmente crescere ad ogni nuovo progetto.

Centralizzando la struttura è anche più facile la gestione.

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Contraddizioni

Nella mia attività fumettistica vivo da sempre una contraddizione interiore che, negli ultimi tempi, è andata acuendosi.

Il cartoonist è sempre stato il mestiere dei miei sogni, ma ho preso strade professionali diverse e, alla soglia del mezzo secolo, sono assolutamente consapevole che il mio sogno non potrà mai avverarsi. Non è un problema, disegnare resta una piacevole passione ed è tanto più soddisfacente quanto più cerco di produrre cose di senso compiuto (fumetti). Oserei dire – perdonate l’ardire – semiprofessionali. Mi piace migliorare, mi piace scoprire novità, mi piace stare nell’ambiente.

In più occasioni (non molte per la verità) ho avuto proposte di lavoro che ho sempre rifuggito. Perché voglio che il disegno resti una passione e non un lavoro. Non voglio barattare la libertà di fare quello che voglio quando e come voglio per pochi spiccioli – non si guadagna un granché con i fumetti!

Allo stesso tempo però, mi piace pubblicare i miei lavori, sia sul web che, soprattutto, su carta e che la gente li legga. E ricavare due spicci dai diritti d’autore non mi fa poi così schifo. Spicci che ho sempre re-investito in materiale per disegnare, nel software, nel web.

Il ricavo è un metro di giudizio del tuo valore perché proporzionale alle copie vendute o a quanto sei conosciuto sul web.

E qui nasce la contraddizione tra un attività che vorrei restasse un piacevole passatempo e la necessità di dare un valore (anche economico) a tutto questo lavoro.

Ultimamente le cose sono andate bene e male. Bene sul piano artistico perché ho fatto cose nuove e mi sono divertito migliorando tecnicamente. Male sul piano economico, inteso come metro di valutazione della diffusione della mia arte. I libri non si vendono. Nemmeno abbassando il prezzo al minimo possibile – azzerando di fatto i diritti. I social senza un investimento economico – che non ci può essere se azzeri i ricavi – non funzionano.

La sensazione è quella di girare a vuoto. Anche quando dietro c’è un editore. Tutto si muove velocissimamente e quando tu non puoi sostenere quella velocità perché non hai il tempo (e l’energia) sufficiente, perdi il passo.

Con questo mesto bilancio chiudo il 2018 e spero che il 2019 sia migliore.

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