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“La teoria del divano” sketchbook

Il lavoro dietro un libriccino a fumetti è tantissimo, anche se è un fumetto sgangherato come il mio. Ho cominciato a lavorare sulla “Teoria del divano” a gennaio 2019 e terminato a maggio 2019 per un totale di 5 mesi.

In generale, ai mesi di realizzazione bisogna aggiungere un periodo, talvolta lungo, che serve a pensare alla storia, alla sceneggiatura, fare sketch di prova, studiare i personaggi etc etc. Per questo fumetto tale periodo è stato molto lungo perché la storia sedimentava ormai da tanto tempo. La fase di studio e sketch è stata brevissima invece, dato che i personaggi li conoscevo già benissimo, avendoli usati molte altre volte, l’ambientazione idem. Inoltre, non avendo il colore da stendere, i lavori sono andati avanti più velocemente del solito, secondo il solito schema della figura:

ovvero:

  • sketch: schizzo a matita – lavorando in digitale uso una matita blu, sulla quale poi posso ripassare bene. Di solito faccio diversi livelli di matita, dal più brutale (cerchi e forme per individuare i volumi), al più dettagliato. Usando poi trasparenze diverse costruisco lo sketch. Mi piace vedere tutti i livelli “rozzi“. Questa fase è, di solito, la più lunga con continui ripensamenti, cancellature e indecisioni;
  • ink: inchiostrazione – sopra il livello “rozzo” stendo la china, sempre digitale. Se la fase precedente è stata fatta bene di solito è molto veloce;
  • color: stendo il colore – nel caso di disegno in bianco e nero stendo semplicemente il nero, altrimenti il colore. In questo caso sono toni di grigio;
  • shadows: ombre e luci – per dare volume ai personaggi metto un po’ di ombre e luci, ovviamente solo se esiste il livello colore, altrimenti resta tutto in bianco e nero;
  • final: effetti e balloon – termino con eventuali effetti, in questo caso delle linee cinetiche, e i balloon dove poi andrò a mettere i testi.

L’unico “personaggio” che mi ha messo in difficoltà nella realizzazione del fumetto è stato Willy Wolly: il coniglio. Non sapevo proprio come farlo. Tanto che, per non perdere il ritmo, ho concluso il libro senza disegnarlo. Avevo messo una sorta di placeholder al suo posto in tutte le vignette dove compariva: una cosa molto basica a indicare solo i volumi, nell’attesa di trovare il giusto design. Solo alla fine, una volta trovato il giusto Willy, ho ripreso tutte le vignette in cui compariva e ci ho disegnato il definitivo… magie del digitale!

Hang loose!

Book trailer making of

Come promesso nel post di pochi giorni fa ecco il video del “making of” del book trailer animato del mio libro: “La teoria del divano“.

Ho messo insieme velocemente un po’ di dietro le quinte della realizzazione del piccolo corto animato che riporto di seguito:

  • storyboard: praticamente un foglio di quaderno con abbozzata l’idea del corto. Non sono bravo per organizzare il lavoro, vado quasi sempre d’improvvisazione sul momento;
  • animazione: ho usato il grandissimo Clip Studio Paint che uso ormai da qualche anno per disegnare i miei fumetti. Da qualche versione a questa parte hanno inserito nel software anche un modulo per fare animazione frame to frame (non assistita dal computer per capirci, devi disegnare ogni singolo frame);
  • disegni: ho contato 651 disegni di cui, buona parte sono molto semplici. Ogni frame dell’animazione è in realtà costituito da più livelli animati separatamente, buona parte dei frame sono colorati. Il numero totale di disegni è però molto superiore perché per ogni parte animata ci sono almeno due passaggi: l’animazione rozza o schizzata e l’animazione finale o clean up;
  • durata: il totale del video è pari a 59 secondi ma solo una parte è animata, ovvero realizzata con 24 frame per secondo – che poi avendo animato a passo due ho in realtà disegnato 12 frame per ogni secondo di animazione. Il resto del video è realizzato con effetti del software di editing video;
  • editing video: ho usato l’editing video di Blender, non perché fosse particolarmente avanzato, ma perché quel software mi affascina parecchio e vorrei cominciare a smanettarci. E dato che non riesco a imparare una cosa se non la uso per uno scopo, servendomi un video editor ho deciso di usare quello. Gli effetti – tipo la pellicola rovinata in b/n – sono realizzati con le funzionalità di tale applicazione;

Per quanto riguarda invece questo video, dopo aver renderizzato varie versioni delle animazioni (con o senza colore, con o senza sfondo, solo con le animazioni “rozze” e così via), ho montato tutto con un po’ di timing e testo sempre con l’editor video di Blender. Per cui la qualità non è eccelsa, ma dovrebbe rendere l’idea.

Hang loose!

“La teoria del divano” animata

Ho sempre ammesso che la mia vera passione, il mio sogno inconfessabile, è l’animazione. Il fumetto è un surrogato. Il fumetto è gestibile e realizzabile da solo, con pochi mezzi, l’animazione no. Per questo faccio – o quanto meno tento di fare – fumetti.

Con lo sviluppo del software grafico però, l’animazione comincia ad essere alla portata di tutti. E’ possibile realizzare brevi corti con poco investimento in termini di denaro, e tutto sommato anche abbastanza velocemente. Per questo mi piace impegnarmi in queste piccole avventure di “animazione” quando ne vedo la possibilità.

Come già fatto per altri miei fumetti, per i quali ho realizzato sempre piccoli book trailer, ho deciso di lanciarmi in un breve corto di 59 secondi per accompagnare il mio nuovo libro “La teoria del divano“.

Stavolta, come ogni volta, ho tentato di fare qualche passo avanti rispetto ai corti precedenti: non più animazioni di vignette o immagini statiche ma un vero è proprio cartone animato con frames realizzati uno ad uno, con una piccola storia alle spalle.

Per realizzare questo filmatino ho disegnato esattamente 651 frames, ovvero 651 disegni colorati, alcuni complessi altri molto semplici. Senza contare almeno il doppio di frames “bozze” o “guida”. Insomma un lavorone, svolto in un paio di settimane nel tempo libero.

Mi son divertito un sacco! E’ una cosa che proprio mi appassiona, se solo avessi un po’ più di tempo libero da dedicare allo studio delle tecniche…

Giorni fa, grazie a un amico, sono riuscito a imbucarmi in un workshop di animazione dove parlava questa personcina qua:

A parte il fascino emanato da questo arzillo vecchietto, ho scoperto che lui è uno degli animatori che ha disegnato lilly nell’iconica scena del bacio/spaghetto con il vagabondo nell’omonimo film!

Ha disegnato i Flinstones e tanti altri personaggi di Hanna&Barbera con i quali sono cresciuto, insomma un grande. Sono uscito da quell’incontro con un groppo in gola.

Sto sinceramente pensando di prendermi una pausa dai fumetti per dedicarmi anima e core all’animazione. E avrei pure una mezza idea da realizzare… hmmm…

p.s. in un prossimo post vi mostrerò il “making of” del mio piccolo corto/book trailer della “Teoria del divano“.

Hang loose!

L’esperimento di cryx

Si avvicina la data di pubblicazione del prossimo fumetto su Tom’s Hardware Italia.

Segnatevelo: sabato 8 ottobre 2016.

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E’ stato un parto difficile. Stavolta più difficile del solito. Un po’ stanco delle solite avventure da sistemista, dopo aver provato pure la carta del cinema (vedi Il Lato oscuro della scimmia) non sapevo più cosa diavolo inventarmi. Un dramma durato tutta l’estate (per questo sono così in ritardo).

Allora ho deciso di fare un Esperimento. Sì esatto. Una cosa fuori dagli schemi (i miei). Fermo restando che affronto sempre queste robe col mio solito spirito cazzone, perché tutte ‘ste robe di fumetto sono cazzeggiamenti e niente più, ho un po’ di timori, confesso. Anche perché mica l’ho finito; diciamo che nella attuale fase di lavorazione comincia “il bello” e non so proprio se sarò in grado di fare (tecnicamente) quello che mi ero prefisso.

Ma alla fine: chissenefrega! A sabato! Hang Loose

p.s.: oh, intendiamoci, sempre di una gigantesca cag…, ahem, bischerata si tratta, per cui non fatevi troppe illusioni.

Semplificare… lo stile

Chiunque tenti, come me (maldestramente), la via del fumetto si scontra fin da subito con un enorme problema: trovare il proprio stile.

Riuscire cioè ad esprimersi in modo originale. Dal vocabolario Treccani: “originale – agg. e s. m. Che non dipende o non è ispirato, suggerito da altri esempi o modelli, che non ha somiglianza con altre opere analoghe e ha quindi una sua novità, un suo carattere proprio…”

La via del trovare il proprio “stile originale” e una strada lunga e accidentata. Percorrerla è faticosa e, per farlo, devi per forza ispirarti a qualcosa. E’ normale. Devi evolverti, tentare, copiare, rubare … soffrire.

zc

vignetta del fumetto MACheAVVENTURA

Spesso vengo associato a Zerocalcare, nel senso che il mio “lavoro” (si fa per dire) si ispiri fortemente a lui. Confesso che Zerocalcare mi ha influenzato molto. Fin da subito i suoi fumetti mi sono piaciuti. Sono “sinceri”. Lui stesso in un intervista ha detto che mette se stesso dentro i suoi fumetti, seppure in modo romanzato. L’importante, come dice ZC è essere sinceri: verso se stessi e verso i lettori.

Ora: se raccontare quello che ti succede in chiave umoristica vuol dire copiare ZC allora il mondo è pieno di suoi emuli.

Intendiamoci: la cosa non mi offende affatto. Anzi, sono onorato. Per me ZC è attualmente uno dei migliori interpreti del fumetto italiano. E’ brillante, divertente, ironico. Talento cristallino, non c’è dubbio.

Ma io non mi sento ZC. Racconto anch’io bischerate ispirate dalla vita vera (la mia o di quelli che mi stanno intorno) naturalmente modificando, manipolando, romanzando. Il mio tratto è assolutamente lontano, lontanissimo da ZC. Il modo di raccontare pure – magari avessi quel talento!

LisaSimpson10Un amico professionista, con cui spesso – ahilui – mi confronto, ogni volta mi analizza (artisticamente) come uno psicologo. E c’azzecca sempre. Definisce il mio stile “simpsoniano” e, cito: “il tuo stile simile ai Simpson si dovrebbe basare ed evolvere sempre di più (come accadde con i Simpson) ad una semplificazione pulita ed efficace. A te non serve disegnare ‘troppi’ dettagli. Devi saper individuare quelli giusti”. BINGO! Mi hai beccato!

Sì, io non mi sento ZC, io mi sento più Simpson – alla faccia dell’umiltà! –  anche perché io sono attirato più dall’animazione che dal fumetto, in realtà.

Parola d’ordine: SEMPLIFICARE! Non mi piace il disegno realistico che trovo, scusate la presunzione, puro esercizio di stile (guarda come sono bravo a fare le anatomie) ma il disegno che sa esprimere, in pochi tratti, l’essenza. Non un segno di più. Caso mai di meno. Togliere, levare, semplificare. E’ un esercizio molto più difficile di rappresentare realisticamente la realtà.

La semplicità è bellezza. La bellezza è semplicità.

E’ lì che vorrei arrivare. Ne ho ancora di strada accidentata da fare…

Hang Loose